Qualche notizia sulla biodiversità agraria
L’agricoltura è nata durante il Neolitico, circa 10.000 anni fa. In ambienti favorevoli, i gruppi di cacciatori-raccoglitori adottarono gradualmente uno stile di vita più sedentario, al quale era associata la coltivazione regolare delle piante.
La maggior parte delle colture oggi importanti per noi fu domesticata in tempi preistorici.
I pomodori sono originari del Sud America. Gli esploratori li portarono in Europa nel Cinquecento.
Le banane provengono dal Sudest asiatico. Probabilmente furono i primi frutti coltivati dall’uomo.
Le carote crescevano circa 3000 anni fa nell’area oggi occupata dall’Afghanistan e lentamente si diffusero nel Mediterraneo. Gli antichi Greci e Romani le conoscevano bene: usavano il succo di carota per curare i problemi di stomaco. Le prime carote erano bianche, viola e gialle.
Le patate sono originarie del Sud America, dalla regione andina, dove erano una componente fondamentale della dieta degli Incas.
Il grano è originario della Siria. Si ritiene che venga coltivato da più di 10.000 anni.
Il pepe proviene dal Centro e dal Sud America. Fu introdotto in Europa da Cristoforo Colombo.
Le cipolle sono probabilmente originarie dell’Asia Centrale. Nell’antico Egitto, la cipolla era un simbolo dell’universo tanto che ne appaiono delle raffigurazioni su piramidi che risalgono al 2500 d.C.
Gli scienziati ritengono che il mais crebbe per la prima volta in Sud America più di 10.000 anni fa.
Mentre si trovava in Europa per incarichi diplomatici, Thomas Jefferson prese del riso piemontese e lo portò illegalmente fuori dall’Italia. Egli disse che “il più grande servizio che può essere reso a un paese è aggiungere una pianta utile alla sua cultura”. Jefferson non lo sapeva, ma il furto di colture era punito con la condanna a morte!
Dei 3000 frutti tropicali esistenti solo quattro – banana, mango, ananas e papaya – sono prodotti in grande quantità su scala globale.
Delle 10.000 piante erbacee commestibili, solo sette – grano, riso, mais, orzo, segale, sorgo e avena – sono usate su scala globale.
Dei 18.000 legumi esistenti, solo sei – piselli, fagioli, soia, noccioline, erba medica e trifoglio – sono usati in maniera intensiva, nonostante i legumi siano piante estremamente robuste e nutrienti.
Studi scientifici indicano che entro il 2055, a causa dei cambiamenti climatici, oltre metà delle 23 colture oggetto di studio – tra cui cereali come grano, segale e avena – perderà terra preziosa per la coltivazione. Questo fenomeno sarà avvertito maggiormente in regioni già deboli, come l’Africa sub-sahariana e i Carabi.
I ricercatori ritengono che l’obesità abbia determinato 128.000 nuovi casi di cancro in Europa.
L’aumento di produttività risultante dalle varietà colturali migliorate – risultato del miglioramento genetico vegetale – ha evitato che 600 milioni di ettari di foresta e altri ambienti naturali fossero convertiti all’agricoltura.
Una banca del germoplasma è una struttura per conservare, gestire e riprodurre la diversità delle varietà colturali e dei loro progenitori selvatici. Oggi, il WIEWS (Early Warning System on Plant Genetic Resources della FAO) comprende circa 1.470 banche del germoplasma in tutto il mondo; circa due terzi di esse si trovano in paesi in via di sviluppo. Complessivamente, le banche del germoplasma conservano più di 5,4 milioni di campioni (sebbene molti siano dei duplicati, per cui il numero si riduce a circa 2 milioni se non si considerano i duplicati). Più di un terzo dei campioni totali si trovano in 15 banche nazionali del germoplasma.

Comments on this entry are closed.